il mio 42° Festival della Valle d’Itria

Ernst Klimt, Francesca da Rimini e Paolo (1890)

Oggi entriamo ne La grotta di Trofonio, per dare voce all’oracolo del 42° Festival della Valle d’Itria. Il percorso sarà tortuoso, pieno di insidie ed imprevisti, ma ne varrà la pena, perché questo Festival, come ogni anno, saprà liberarci da ogni arcano sortilegio e ci donerà momenti di puro godimento, all’ombra della musica e della poesia aulica. Trofonio con le sue verità ci toglierà il sorriso, come ci racconta Pausania, ma la risalita sarà lieve e ci porterà verso cieli alti e sconfinati, guidati dal fuoco dell’amore e della passione senza tempo, leitmotiv di questa edizione del Festival.

L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Dante Alighieri – Paradiso, canto XXXIII), la passione travolgente di “quei due che insieme vanno” (Dante Alighieri – Inferno, canto VI) – Paolo e Francesca – l’ardore che, ogni anno, sposta questa macchina travolgente che è il Festival, verso spazi scenici ambiziosi e mete inesplorate: tutto questo e molto altro ci aspetta in questa sorprendente esperienza, in questo momento di arte condivisa.

La mia figura, in questo cielo di Atlante, è lieve: il mio ruolo sul monte di Parnaso è stato quello di trasformare in parole bianche e nere tutta la fatica di un lavoro di ricerca, di dedizione, di amore per la cultura; ho concentrato tutto in semplici parole scritte, che giungeranno nelle vostre mani sotto forma di libro di sala, e che spero possano, in qualche modo, aiutarvi a tradurre in segni le emozioni che vi invaderanno l’animo.

Anche quest’anno, grazie all’opportunità che, ormai da quasi un decennio, mi offre GFCAssociati e grazie alla meravigliosa persona che è Marilena Lafornara (io umile suo braccio destro, onorata di lavorare al suo fianco, con la nostra complicità – intatta in tutti questi anni – pari a quella di due sposi novelli), mi sono occupata dell’impaginazione grafica del libro di sala, nonchè di tutto il materiale cartaceo reperibile in questo mondo terreno.

Buona lettura, buona visione e che la bellezza possa invadere i vostri sensi, come “l’esperienza di un corpo che impara il desiderio” (cit. dal saggio di Cecilia Ligorio – Libro di sala Festival 2016).

 

Dipinto: (Ernst Klimt, Francesca da Rimini e Paolo – 1890)

 

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